domenica 16 marzo 2025

Abraham Janssens - Il monte Olimpo

Dopo il ritorno di Abraham Janssens ad Anversa nel 1602, le sue opere mostrarono inizialmente una marcata influenza da parte di Raffaello. Questo è particolarmente evidente nella composizione ‘Monte Olimpo’, risalente circa al 1605 e attualmente custodita presso l’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera. Quest'opera riflette la fusione dello studio di Janssens dell’arte antica e di Michelangelo, durante il suo soggiorno in Italia, nonché delle stampe a cui aveva accesso sul mercato d’arte di Anversa.
Osserviamo quest’opera di Janssen, comunemente intitolata il "Monte Olimpo".
Questo passo descrive un episodio della guerra tra i Troiani e i popoli italici, come narrato da Virgilio all'inizio del decimo libro dell'Eneide.
Giove aveva convocato tutti gli dei dell'Olimpo per esortarli a promuovere la pace fra Troiani e Italici.
Tuttavia, Venere, dea della bellezza, si oppose e intervenne in difesa dei Troiani e di suo figlio Enea.
Propongo una versione la più fedele possibile al testo originale per coloro che nutrono nostalgia per la cultura classica. 
Chi non lo fosse può omettere i versi evidenziati in corsivo.
“Si apre nel frattempo la dimora dell’onnipotente Olimpio, e il padre e sovrano degli dei e degli uomini convoca il consiglio nella sede celeste, da cui osserva dall’alto tutte le terre, gli accampamenti dei discendenti di Dardano e i popoli latini.
Si riuniscono nelle sale a due porte, ed egli stesso inizia: 'Grandi abitatori del cielo, perché mai si è girata indietro per voi la sentenza e combattete tanto con animi ingiusti? Avevo vietato che l’Italia entrasse in guerra con i Teucri. Quale discordia contro questo divieto? Quale paura ha persuaso questi e altri a impugnare le armi e provocare la spada? Verrà, non provocatelo, il giusto momento dello scontro, quando un giorno la fiera Cartagine infliggerà una grande strage alle rocche romane e le Alpi saranno aperte: allora sarà possibile affrontarsi con odio, avendo distrutto tutto. Ora smettete e stipulate un accordo piacevole.'
Così Giove in breve; ma l’aurea Venere risponde portando in evidenza molte questioni: 'O padre, o eterno potere di uomini e cose (e cos’altro ci sarebbe che ormai possiamo implorare?), come esultano i Rutuli e Turno superbo si presenta tra i cavalli correndo gonfio per Marte propizio? Le mura chiuse non proteggono più i Teucri. Anzi si mischiano gli scontri dentro le porte e sulle stesse costruzioni delle mura ed i fossati traboccano di sangue. Enea ignaro è assente. Forse mai permetterai che si levi dall’assedio? Ormai incombe sulle mura il nemico della nascente Troia ed un secondo esercito, e di nuovo contro i Teucri sorge da Arpi etolica un Tidide. Lo credo fermamente; rimangono le mie ferite ed io tua progenie aspetto armi mortali, se senza la tua pace e con la tua potenza contraria i Troiani hanno cercato l’Italia, paghino gli errori anziché essere favoriti con aiuti; se invece seguendo tanti responsi che i celesti davano, perché ora qualcuno può sovvertire i tuoi ordini e creare nuovi destini? Perché ricordare le flotte bruciate sul lido ericino? Perché il re delle tempeste provoca venti furenti dall’Eolia o Iride inviata dalle nubi? Adesso anche le mani (questa sorte di cose era rimasta intentata) muove ed Alletto immediatamente mandata dai cieli ha scatenato il delirio tra le città degli Itali. Non mi preoccupo affatto dell’impero. Questo lo sperammo mentre ci fu fortuna. Vincano coloro che preferisci tu che vincano. Se non c’è alcuna regione che la tua dura consorte conceda ai Teucri, padre, ti prego per i fumanti eccidi di Troia distrutta: sia lecito salvaguardare Ascanio dalle armi affinché possa sopravvivere il nipote. Enea certamente sia gettato su onde ignote e segua qualunque via Fortuna abbia stabilito: fa’ sì che io possa proteggerlo e sottrarlo allo scontro crudele. Ho Amatunte, ho l’eccelsa Pafo e Citera, il palazzo di Idalia: inglorioso, deposte le armi qui trascorra la vita. Con grande potere comanderai che Cartagine opprima l’Ausonia; poi nulla ostacolerà le città tirie. A cosa valse sfuggire alla rovina della guerra ed essere fuggiti in mezzo ai fuochi argolici, tanto provati pericoli del mare e della vasta terra mentre i Teucri cercavano il Lazio ed una Pergamo recidiva? Non sarebbe più bello sedersi sulle ultime ceneri della patria sul suolo dove Troia fu? Restituisci ti prego Xanto e Simoenta ai miseri e concedi nuovamente ai Teucri di rivivere gli eventi iliaci.”
Il racconto virgiliano del concilio degli dei è presentato da Janssens in maniera intima: mentre tiene per mano il giovane Cupido, si rivolge al riflessivo Giove e a sua moglie Giunone, la quale è accusata, non senza ragione, di essere contraria ai Troiani.
All'estrema sinistra, Minerva, armata, si inclina verso Giunone; dietro Giove si scorge Diana con il diadema lunare. Parzialmente celati dal braccio di Venere, Apollo con la lira e Marte, dio della guerra, osservano la scena, mentre sul bordo destro del dipinto si avvicina Ercole, adornato con una pelle di leone e munito di una clava.

Nessun commento:

Posta un commento

Archivio blog