martedì 12 settembre 2023

L’Impressioniamo: 3 Avanguardia fra le avanguardie – Di Massimo Capuozzo

Da quando Saint Simon, personaggio illuminante ma di non grandissima fortuna allora come oggi, parlò di avanguardie culturali in uno dei suoi ultimi scritti dal profetico titolo L'artista, lo scienziato e l'industriale del 1824, le avanguardie hanno cominciato ad esistere consapevolmente come movimenti d'opposizione, talvolta come correnti vere e proprie, fino ad imporsi scuotendo violentemente l'Arte ufficiale.
Riflettiamo un solo attimo sull’aggettivo ufficiale coniugato al sostantivo Arte: ci accorgiamo quanto esso sia estraneo in relazione all’Arte.
Osserviamo alcuni aggettivi che ricorrono più frequentemente per definire l’Arte.
Ci sono dei denotativi storico culturali: preistorica, antica, greca, romana, medievale, romanica, gotica, rinascimentale, barocca, classica, moderna, contemporanea, razionalista, pop, figurativa, astratta, minore, applicata, decorativa, popolare, ricca, povera, sconosciuta, storica.
Ci sono dei valutativi: bella, brutta, colorata, comprensibile, incomprensibile, facile, difficile, conosciuta, creativa, desueta, nuova, educativa, espressiva, falsificata, interessante.
Ancora esistono classificativi: poetica, letteraria, architettonica, scultorea, pittorica, scenografica, grafica, oratoria, drammatica, fotografica, cinematografica, musicale, magica, teatrale, televisiva, uditiva, marziale.
Quelli geografici: italiana, spagnola, francese, fiamminga, olandese, germanica, orientale, occidentale, africana, asiatica, americana islamica e quant’altro.
Come si più facilmente notare, tutti gli aggettivi utilizzabili accanto ad Arte sono sempre intrinsechi all’Arte stessa.
L’aggettivo ufficiale che, per definizione lessicale, “intende qualcosa di emanato dall'autorità competente, con caratteri di piena garanzia, di validità e di autenticità” semanticamente appartiene a un campo estrinseco all’Arte e fa capo invece a un’istituzione, lo Stato, che la proclama come quella ufficiale” pertanto come quella dotata di validità.
Di che cosa dunque parliamo quando discutiamo di Arte ufficiale?
Purtroppo quest’espressione, tristemente rievocativa, è riferita a un fenomeno che indica l'insieme delle creazioni artistiche riconosciute, sostenute, e proposte da un regime che può essere politico o religioso, oppure l’espressione indica quelle creazioni artistiche rispondenti al gusto delle istituzioni culturali di un determinato Stato.
Come si può ora facilmente comprendere è qualcosa che proviene dal di fuori dell’Arte e non dal suo interno, dal suo sistema.
È ovvio che un'Arte ufficiale può esistere solo quando esistono regimi dispotici, declinati in tutte le loro varie forme, a partire da quello dei faraoni o da quello di Augusto nel I secolo, fino a giungere ai regimi autocratici di oggi, per quanto questi ultimi, più rozzi che nel passato e, a quanto pare, nella maggior parte dei casi sono molto meno attenti a un’estetica degna di tal nome.
Arte e Cultura possono tuttavia anche partecipare alla propaganda politica e promuovere un'ideologia. E questo accade quando gli artisti e gli intellettuali sono organici al sistema, inoltre la promozione di un tipo di Arte da parte di un regime, spesso avviene a svantaggio di un altro tipo di Arte che non corrisponde ai criteri che quel regime statuisce – uso volutamente un termine giuridico-normativo –, come Arte ufficiale.
A questo punto avviene che qualsiasi forma alternativa di Arte sia emarginata, ostacolata o addirittura vietata, come successe per esempio in Francia sotto il Primo e il Secondo Impero, quando l'Arte accademica era sostenuta dal potere, a scapito di altre forme d’Arte come quella dei grandi maestri del Realismo e poco dopo di quelli dell'Impressionismo, che furono per molto tempo osteggiati.
In Arte come in Letteratura, alcuni artisti o scrittori che diciamo d'avanguardia rifiutano spesso ogni forma di apparentamento con i loro predecessori e il più delle volte li considerano il sistema costituito e consolidato da abbattere, quindi assumono posizioni di netto contrasto rifiutando recisamente qualsiasi forma d’Arte che abbia preceduto la loro.
Talvolta poi il termine avanguardia è usato per riferirsi ad artisti, che sono presumibilmente in anticipo rispetto ai tempi e che attribuiscono valore a un'opera in base al suo carattere inedito e spesso forse troppo in anticipo rispetto ai tempi senza interessarsi dell’orizzonte delle attese del pubblico.
In questo modo le avanguardie reagiscono anche all’assioma del modello eterno di bellezza, pertanto l'artista si concentra nella sua creazione e produzione, cercando di carpire l'essenza stessa della modernità, sempre in continua gestazione, per rompere con le concezioni tradizionali dell'Arte, alias con il culto della rappresentazione naturalistica e con il realismo puro o idealizzato che sia, ma sempre tipico dell'Arte figurativa.
Un'avanguardia fa inoltre sempre riferimento a una concezione individualistica e personale della creazione, secondo l’idea estetica che era stata già propugnata dal Romanticismo puro, ma che, rispetto all’idea romantica, è meno direttamente legata all'idea di una missione storica da parte dell'artista.
In questo senso si può dire che l’avanguardia impressionista abbia continuato per strade diverse la rivoluzione dell’Arte romantica, un’aurora rimasta al momento incompiuta per i classicismi ancora imperanti in Europa. Una rivoluzione, quella romantica, che, avanzando e talvolta indietreggiando, precedette le successive avanguardie che avrebbero posto fine all'Arte figurativa, caratterizzata dalla rappresentazione di immagini riconoscibili del mondo intorno a noi, a volte fedeli e accurate, a volte distorte e avrebbe portato alla completa dissoluzione della forma.
È bello ed è affascinante percorrere le tappe salienti della lunga marcia che, partendo da Turner giunge fino all’Astrattismo e all’Informale, e rifiutano nelle opere pittoriche e plastiche la rappresentazione di oggetti reali, creando composizioni capaci di esistere al di fuori delle informazioni ricevute dal mondo circostante. Fu una strada lunga, tortuosa, punteggiata di avanzamenti e di ritorni indietro, ma in ogni caso in ogni ritorno indietro la situazione non fu mai più come era stata precedentemente.
Per mostrare questo cammino mostrerò alcuni dipinti che indicano secondo me in maniera esemplare il passaggio dalla forma alla sua negazione e che ha portato infine all’Arte informale.
Punto di partenza è naturalmente ciò che è assolutamente formale e prendo come riferimento Le Sabine di David del 1799, un’opera di cui mi occupai tempo fa, quando il Romanticismo emetteva i suoi primi vagiti.
Fig.1
Il primo passaggio è Turner con L'incendio delle Camere dei Lord e dei Comuni del 1835 del Cleveland Museum of Art.
Fig. 2
Poi guardiamo ancora una volta l’iconico Impressioni. Sole nascente di Claude Monet del 1872 del Musée Marmottan Monet di Parigi.
Fig. 3
Poi soffermiamo la nostra attenzione su Pablo Picasso, con il suo Mouline de la Galette, del 1900, del Museo Guggenheim di New York.
Fig. 4
Poi è il turno di Henri Matisse, con la prima versione del quadro La danza del 1909 del Museo di Arte Moderna di New York.
Fig. 5
Appena un anno dopo nel 1910, Umberto Boccioni realizza La città che sale del Museo di Arte Moderna a New York.
Fig. 6
Nel 1913-14 Ernst Ludwig Kirchner realizza Scena di strada berlinese del Museo dell’arte tedesca e austriaca di New York.
Fig. 7
E infine Vasilij Kandinskij con Composizione VII del 1913 della Galleria Tretjakov di Mosca.
Fig. 8
Come si può facilmente osservare le date si avvicinano sempre di più a mano a mano che arriviamo al primo Novecento che è noto proprio come l’Età delle avanguardie.
Massimo Capuozzo

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