domenica 25 febbraio 2024

"Labourage nivernais" di Rosa Bonheur. Lettura di Massimo Capuozzo

Tipico dell'interesse realista per la società rurale, manifestato anche nelle opere contemporanee di Gustave Courbet e soprattutto di Jean-François Millet, l’’Aratura nel Nivernese’, noto anche come ‘Il dissodamento’ fu molto probabilmente ispirato dal romanzo rustico di George Sand ‘La palude del diavolo’ del 1846. Per preparare questo dipinto, Rosa Bonheur trascorse un intero inverno nel Nivernese con un amico di suo padre e studiò da vicino i buoi di razze diverse, i loro diversi comportamenti e i vari metodi di imbracatura.
Questo dipinto a olio su tela (133×260 cm), realizzato in un grande formato panoramico nel 1849, raffigura la prima fase dell’aratura chiamata appunto il ‘dissodamento’ che, effettuata all'inizio dell'autunno, serviva a rivoltare profondamente il terreno in modo da garantire la circolazione dell'aria durante l'inverno.
In una pianura ondulata, solcata da dolci vallate e delimitata da una collinetta boscosa, sotto la chiara luce del mattino e un bel cielo azzurro e tenero, sei superbi buoi di razza Charolais e Nivernese il cui mantello è di colore rosso e bianco, arano la terra, accompagnati da quattro contadini e tirano, ciascuna coppia dietro l'altra, un pesante aratro, il cui vomere affonda nella terra bruna, la spacca e la rivolta in zolle regolari di cui si scorgono i solchi già dissodati.
Sullo sfondo, a destra, la pianura è tagliata con ciuffi di alberi mentre sulla sinistra si vede una piccola collina boscosa dove, attraverso il fitto fogliame, si intravede il tetto di una fattoria.
È una scena magnifica.
L'interesse della pittrice si concentra interamente sul giogo in primo piano, trainato dai maestosi buoi, che avanzano lentamente tra cielo e terra e ogni tumulo di essa è reso in modo molto preciso ed è messo in risalto dalla luce fredda e pallida di un mattino d’autunno che avvolge tutta la scena.
I protagonisti di questa scena sono i buoi e la Bonheur lascia poco spazio all'uomo: il contadino è infatti raffigurato in piccolo e i veri lavoratori sono gli animali, che, insieme alla terra nutrice di uomini e di animali, sono oggetto di tutte le amorevoli attenzioni dell'artista.
Al centro del dipinto, un bue punto dal pungolo del contadino guarda lo spettatore con il suo occhio spalancato e sembra chiedergli aiuto: in questo dettaglio la pittrice cattura tutta l'intensità e l’espressione di questo sguardo animale.
L'opera è un inno al lavoro dei campi la cui importanza fu ampiamente riconosciuta proprio all'indomani della rivoluzione del 1848, che aveva fatto seguito a due lunghi anni di carestia, e rende facilmente comprensibile la contrapposizione fra la faticosa attività della campagna e lo sperpero della città oltre ad essere anche un riconoscimento della provincia, in questo caso il Nivernese, delle sue tradizioni agricole e dei suoi paesaggi.
Tutto questo fece sì che quest'opera, così tecnicamente realista, fosse quasi unanimemente lodata dalla critica.
Lo Stato che nel 1848 aveva commissionato la tela a Rosa Bonheur per il “Museo delle Belle Arti” di Lione e lo acquistò per 20.000 franchi, ma l’opera riscosse un tale successo che il direttore della ‘Scuola Nazionale di Belle Arti’ preferì conservare il dipinto a Parigi al ‘Museo del Luxembourg’, che vanta il merito di essere stato il più antico museo pubblico parigino.
Alla morte della pittrice, ricca e di fama internazionale, l'opera fu trasferita sempre a Parigi, ma al “Museo del Louvre” e vi rimase dal 1920 al 1923. Dal 1923 al 1986 fu poi messa in deposito presso il ‘Museo nazionale del castello di Fontainebleau’ per poi raggiungere le collezioni del ‘Museo d'Orsay’ dove attualmente si trova. 
                                                                            Massimo Capuozzo

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