lunedì 19 maggio 2014

Il complesso monumentale di S. Maria Maddalena in Armillis a S. Egidio del Monte Albino di Kyra Afeltra


L'abbazia monumentale di Santa Maria Maddalena in Armillis è un'importante abbazia che si trova nel comune di Sant'Egidio del Monte Albino, di cui è chiesa madre.
Con molte probabilità, il primo luogo di culto della comunità di Sant'Egidio fu un piccolissimo monastero, sorto, tra l'VIII e il XI secolo ad opera di alcuni monaci benedettini e ricavato all'interno di un vano con pianta quadrilatera - oggi in zona ipogea - che, in origine, doveva essere il criptoportico di una villa romana di età augustea.
Basandoci sull'atto di donazione di Giordano di Capua, in cui si fa menzione del solo monastero di sant'Egidio, per la prima volta si fa riferimento alla chiesa di Santa Maria Maddalena si deve ritenere che quest'ultimo edificio fu realizzato tra il 1113 ed il 1231. I lavori di costruzione della nuova chiesa iniziarono nel 1506 con la costruzione del campanile (terminato nel 1518) e si conclusero nel 1542.
Si possono ricavare le uniche descrizioni della chiesa dai resoconti delle Visite pastorali dei Vescovi Nocerini e da qualche atto notarile.
La chiesa, il cui impianto è quello della basilica latina, ha una lunghezza di 38,55 metri ed una larghezza di 23,00 metri ed è composta da tre navate.
La navata centrale, coperta da un tetto, nascosto alla vista da un'incannucciata piana, è leggermente più lunga delle due navate laterali per la presenza dell'abside, sormontato da una cupola a base circolare, poggiante su quattro archi. Le navate laterali coperte, invece, da una serie di cupolette a croce, si fermano all'altezza dell'altare maggiore ed ospitano – tutti ornati da tele – undici altari (cinque nella navata destra e sei in quella sinistra), alcuni dei quali rivestiti di marmi di pregevole fattura.
Nel 1542, all'epoca della conclusione dei lavori nella chiesa, oltre all'altare maggiore, esistevano 15 altari ma, a quel tempo, la maggior parte di essi erano spogli e privi di immagini sacre e di ornamenti[1].
In sostituzione della vecchia chiesa e inglobandone in qualche punto i resti (zona del campanile), a partire dal 1506 e fino al 1542, fu costruito l'edificio nuovo. Furono aperte le due porte che danno accesso dall'esterno alla navate laterali e furono aboliti i corrispondenti altari, mentre, negli anni fra la metà del '600 e i primi del '700 furono aboliti gli altari in pilastro e i due che si trovavano di fronte ad essi, per far posto alla sacrestia e alla realizzazione del portale in pietra vulcanica sulla porta principale e la demolizione per motivi statici, avvenuta nella seconda metà dell'Ottocento, dell'ultimo piano del campanile, è rimasto praticamente immutato.
Questa era la successione degli altari, quale era in origine e come furono modificati nel tempo, a partire dalla navata orientale.
Cappella ad oriente dell'altare maggiore, con altare lapideo senza diritto di patronato. Inizialmente fu identificato come Altare di Santa  Maria di Costantinopoli, poi come altare dell'Abate di San Trifone e infine divenne Altare di San Giacomo.
Nell'ipogeo, oltre alla volta affrescata con figure di stelle, anche se molto deteriorato, è possibile ammirare un affresco risalente al XIII secolo definibile come un episodio di pittura cortese: nell'affresco è raffigurato il Miracolo di Sant'Egidio e della cerva, così come è descritto nella Legenda aurea di Jacopo da Varaggine (1228-1298). Sempre nell'ipogeo fu rinvenuto un frammento di affresco, Sant'Egidio o San Nicola (secolo XIII), collocato nel 1927 nel muro sud della sagrestia.
Altare in pilastro con immagine del Salvatore, patronato della famiglia Stile. Sulla facciata esterna, con un grandioso ciclo di affreschi, databile al XVI secolo, sono rappresentate scene della vita di San Nicola e della predicazione della Maddalena. Coevo, ma all'interno, dove è collocato nell'abside dietro l'altare maggiore, l'imponente polittico a nove tavole, realizzato tra il 1540 ed il 1543 dal pittore Giovan Lorenzo Firello.
Nel secoli successivi, sia ad opera di potenti e ricche congreghe, sia per iniziativa di alcune facoltose famiglie locali, che detenevano il patronato sugli altari minori, la chiesa si arricchì delle opere di importanti artisti, come l'altare con tavola della Maddalena. Nei documenti della Visita Pastorale del 1599 lo ritroviamo, per la prima volta, come Altare del SS Rosario, al quale lavorò - per quel che riguarda in particolare il volto della Madonna - Luca Giordano.
L’altare di San Domenico, San Biagio e del Crocifisso e fu dotato prima del 1652, del quadro che, ancora oggi, lo adorna: la tela fu oggetto di un orribile ritocco o restauro prima del 1721.
Altare con immagine dell'Annunziata dipinta sul muro.
L’Altare con immagini di Santa Maria della Consolazione e San Sebastiano dipinte sul muro fu sostituito con L'Altare delle Anime del Purgatorio, eseguito, sul finire del Seicento da Angelo Solimena, e dell'altare di San Nicola, progettato, agli inizi del Settecento, da Francesco Solimena, ed arricchito da una tela di Giovan Antonio D'Amato.
Risale, poi, al 1707 l’Altare di Santa Maria delle Grazie, dotandolo di una tela con le immagini di una Madonna con bambino, Sant'Anna e Sant’Ignazio di Loyola, opera del pittore napoletano Nicola Malinconico ed infine al 1821 la tela della Deposizione del pittore atellano Tommaso De Vivo.
Il palazzo abbaziale fu parte integrante del Monastero di Sant'Egidio e, probabilmente, parte delle sue strutture murarie risalgono all'epoca della prima costruzione, che è databile tra l'VIII ed il IX secolo.
Dal 1438, in seguito dell'assunzione del titolo di Abazia da parte dell'antico monastero, questo edificio diventò la residenza ufficiale degli Abati. In esso, fino alla fine del Settecento, hanno periodicamente dimorato Arcivescovi e Cardinali napoletani come i Brusco (1527-1531) e i Filomarino (1634-1660) e romani come Giuseppe Renato Imperiali (1700-1721).
Con l'Unità d'Italia parte dei beni ecclesiastici furono espropriati dallo Stato e venduti a privati, per questa ragione, nella seconda metà dell'Ottocento, il palazzo passò nella proprietà del notaio Giovanni Antonio Calabrese. Nel retrostante giardino, annesso alla Basilica, esiste ancora l'antico cellario.
Kyra Afeltra




[1] La disposizione dei 15 altari diventa più chiara e si ha la possibilità di ricostruire la pianta originaria della Chiesa, che era leggermente diversa da come si presenta oggi. Innanzitutto, non c'erano le due porte di ingresso piccole e, inoltre, le due navate laterali erano lunghe come quella centrale, perché la sacrestia e il corrispondente locale orientale facevano parte integrante della Chiesa. Tale disposizione planimetrica consentiva la presenza di sei altari in più rispetto a quelli attualmente esistenti, tre per ogni navata: due, infatti, occupavano lo spazio delle attuali porte laterali, mentre altri quattro, disposti, a due a due, frontalmente tra loro, si trovavano in fondo alle navate, in posizione arretrata rispetto all'Altare maggiore. In particolare, due di questi altari erano chiamati altari in pilastro per il fatto che alle loro spalle, invece di esservi un muro perimetrale, c'era uno dei pilastri che li separava dalla zona in cui si trova il coro e il polittico; in pratica, nell'aria dell'attuale sacrestia c'erano tre altari, di cui uno sulla parete sud e due, che si fronteggiavano, sulle pareti laterali.

1 commento:

  1. affresco il Miracolo di Sant'Egidio e della cerva e frammento di affresco, Sant'Egidio o San Nicola, è possibile avere una buona foto di questi due affreschi, gandalf54@gmail.com
    Grazie a buon rendere

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